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ALEMANNO, SINDACO TRA PALCO E REALTÀ



Dal “Grande Fratello” al “Grande Sindaco” il passo è breve. Ma cosa si nasconde dietro l’incredibi -
le spettacolo di questi giorni, dietro la polemica senza rete di Roma, dietro il re a l i t y multicana - le inscenato da Gianni Alemanno in tv, nell’incredulità generale, fra una foto opportunità con pala, e una raffica di collegamenti in diretta tiggì? Non sono stati solo il narcisismo del primo cittadino e la paura di subire
“una Vincenzizzazione” (nel senso di Marta Vincenzi, imputata e capro espiatorio per l’alluvione a Genova) a suggerire la campagna anti-Protezione civile e la piccola guerra-lampo catodica dell’ex leader della destra
sociale. E non è stato nemmeno solo l’istinto di autodifesa, la massima oxfordiana – ben nota ad Alemanno – “Chi mena primo mena du’ vor te!”. E nemmeno (solo) la consulenza fittissima dei fratelli Crespi – Gigi e
Ambrogio – sempre presenti dietro le quinte nelle campagne mediatiche del sindaco, sempre al suo fianco durante la tournée da uno studio all’a l t ro . Certo, di questo weekend di follia resteranno le foto della
spalatura e il record di presenza di un politico italiano in video. Ma anche un retroscena di Palazzo che ha permesso ad Alemanno di rompere il muro dell’isolamento e trovare un alleato per lui importantissimo, nelle
stesse ore in cui la compagna di corrente Renata Polverini (e il rivale del centrosinistra Nicola
Zingaretti) preferiva collaborare con Gabrielli senza sollevare conflitti. Il colpo grosso, domenica, era incassare la dichiarazione con cui Angelino Alfano ha dato copertura alla sua offensiva: “Ha ragione il sindaco, bisogna fare una commissione di inchiesta sulla Protezione civile”. UNA FRASE che correva in soccorso di Alemanno a Roma, e solo per quello era stata pronunciata. Come mai? Per azzoppare la figura di Franco Gabrielli, capo della Protezione civile, per ora, ma anche uno dei migliori candidati naturali alla guida della Polizia, quando Manganelli dovesse concludere il suo mandato. Gabrielli, oggi a capo della
struttura emergenziale di Palazzo Chigi, infatti, viene dalla Polizia, e ha bruciato le tappe della sua carriera partendo giovanissimo dai ranghi dell’antiter rorismo e distinguendosi per il suo stile. È colto, stimato, molto serio, poco incline al protagonismo: come primo atto ha dimesso le pagliacciate e i maglioncini alla Guido Bertolaso: non parla da politico e non si schiera. E allora, visto che il centrodestra non fa mistero di considerare più affine la nomination del prefetto Giuseppe Pecoraro, ecco che la piccola contesa si innesta
sua una partita più grande in cui l’ex numero uno di via Arenula, Alfano, sottoscrive volentieri un fuoco di sbarramento contro il “g iovane” servitore delle istituzioni. E in cui il ministro Annamaria Cancellieri finisce per coprire le spalle di Gabrielli: “Pe r legge il responsabile della Protezione civile è il sindaco”. Un bello schiaffo, per Alemanno, che ancora ieri negava questa evidenza: “È più complessa la questione... ci sono responsabilità differenziate”. Certo, la maratona video ha logorato Alemanno. La giornata della nevicata di prima mattina era nel quartiere Prati per intervenire a Omnibus. Poi intervistato da Tg1, e Tg2, in diretta al Tg3, poi collegato a Sky. Vestito con scarponcini da montagna e maglioncino tecnico blu (“È quella della montagna”) con un simbolo alpino che qualcuno in rete scambiava addirittura per la tartaruga corazzata di Casa- Pound. Meravigliosa balla, pronunciata in modo spavaldo: “So - no stato dodici ore sveglio, a lavorare per la città, e una sola l’ho dedicata alla comunicazione”. Forse per le notti in bianco, però, Alemanno era spesso pronto ad arrabbiarsi. Quando è venuto a In Onda, su La7, ha inanellato
una serie di perle. La prima: “Quando si è votata la riduzione di poteri e finanziamenti per la Protezione civile io facevo il primo cittadino, non mi sono accorto della gravità della cosa”. La seconda: “Eravamo stati avvertiti che ci sarebbero stati quindici centimetri di neve, ne sono arrivati settanta!” (Settanta?). E ancora: “Meglio Bertolaso che ti tratta male e decide tutto lui, di Gabrielli, che fa e non fa”. E ancora, sempre per attaccare il capo della Protezione civile: “Io ho il problema del consenso e lui no? Ma ne siamo proprio sicuri? Sappiamo quanto lui tenga alla carriera”. E anche qui – se mai ci fosse il dubbio – si saldava l’attacco a Gabrielli. Ancora alle nove di domenica, Alemanno ripeteva dagli schermi de La7: “La Protezione civile non mi ha fornito il sale, e io ho bisogno di due tonnellate”. PERFIDA raffica di “fuoco amico” da parte di Claudio Cerasa de Il Foglio: “Bella la foto in cui spala. Però è sale da cucin a . . .”. Ma la frase cult era quella sulla pioggia di alberi che ha invase le strade della città: “I pini di Roma non sono abituati a sostenere
la neve!” (citazione chissà quanto consapevole di una celebre gag di Walter Chiari: “Ahò l’arberi de Roma so’ s fa t i c a t i come i romani. Come vedono la neve se butteno per tera...”). Peccato che il problema non siano i “pini c o mu n i s t i ” (nomignolo-lampo partorito da Twitter), ma il fatto che ancora oggi dopo tre giorni nessuno li ha rimossi. Insomma, la miglior difesa è l’attacco. E alla fine visto che l’opposizione si è
addormentata, e visto che Gabrielli è stato lasciato solo, il rischio è che la strategia primameno- e-poi-vedo finisca per pagare.

Luca Telese

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