Un ragazzo è arrivato in aula piangendo e – anche se tra le lacrime ha detto: «Vorrei dire altre cose che non ho detto nell’interrogatorio» - il Presidente del Tribunale Dr.ssa Garzo lo ha esonerato dalla deposizione, facendo presente che si sarebbero attenuti alla testimonianza resa ai carabinieri.
Subito dopo è stata sentita una giovane mamma di un paese del circondario.
Dalla deposizione della paziente è emerso un quadro terribile e agghiacciante della situazione dell’ospedale vallese. La donna, con lucidità, serenità, pacatezza e senza un filo di rancore, ha testimoniato l’orrore praticato dai medici e dagli infermieri del reparto di psichiatria di Vallo della Lucania, parlando di comportamenti inaccettabili del personale infermieristico, facendo anche i loro nomi.
Come in un film dell’orrore racconta - nel silenzio partecipato del pubblico - dell’infermiere che sfonda la porta del bagno, chiusa a chiave, la afferra violentemente e la trascina di peso per il corridoio. In un'altra occasione è stata costretta a un corpo a corpo con un infermiere prima di essere sedata. Ha denunziato anche avances di un infermiere che le preannunciò una visita alla mezzanotte in punto. La giovane signora riferisce in aula che in quell’occasione ebbe tantissima paura e passò la notte pregando. Ha poi riferito di essere stata contenuta ai polsi e passeggiando nel reparto, quando non dormiva in preda ai sedativi, ha visto persone contenute che venivano visitate raramente dal personale medico. Ha riferito anche di amiche alle quali non è stato consentito di farle visita.
Grazie a questa testimonianza coraggiosa e lucida, nell’aula di giustizia del Tribunale di Vallo della Lucania emerge il «sistema» adottato nel reparto e del quale parla anche la Cassazione nella sentenza del settembre 2010, pronunciata a seguito del ricorso presentato dal P.M. dr. Rotondo contro le ordinanze del Riesame di Salerno. Al P.M. Dr Renato Martuscelli che chiede alla teste notizie sulla diagnosi formulata dai medici, la giovane signora risponde: «A volte hanno parlato di una cosa e a volte di un'altra» e ancora oggi la psichiatria non è stata in grado di aiutarla a rispondere alla domanda: «Sono sana o malata di mente?», facendo presente che continua regolarmente la sua vita di mamma, di moglie e di figlia accudendo giorno e notte la madre ammalata e allettata, senza sbagliare mai una medicina.
Nel corso dell’udienza si è avuta la prova della fondatezza di quanto scritto dal GIP Dr. Marrone nell’ordinanza con la quale il 18 gennaio 2010 disponeva l’interdizione dalla professione ai medici e agli infermieri indagati: «L’accertamento di ripetuti e costanti falsi in cartella clinica relativi all’applicazione di mezzi di contenzione nei confronti dei pazienti rende evidente, cioè che le condotte abusive erano poste in essere confidando nella circostanza che detti pazienti potessero ritenere leciti tali tipi di trattamenti e che essi, comunque, fossero in una situazione di tale difficoltà e disagio sociale da non lamentarsi del trattamento ricevuto. Se a tutto ciò si aggiunge la possibilità di invocare una (presunta) scarsa credibilità di pazienti affetti da malattie psichiatriche appare evidente che gli abusi potevano essere compiuti confidando nella quasi certezza di non essere chiamati a risponderne…».
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