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Per Federico Aldovrandi


Il 25 settembre scorso di cinque anni fa alcuni agenti della Polizia di Ferrara picchiavano fino a ridurlo alla morte il diciottenne Federico Aldovrandi.

Qui potete leggere una lettere che gli scrive il padre e un video sul film documentario realizzato per non dimenticare.

Ciao Federico, farò di tutto per non farti dimenticare! R. S.



"Caro Federico, hai visto ?

Quanto amore intorno a te.

Quanti cuori il 25 settembre, nel ricordo di un’assurda morte.

Milioni di parole sono state scritte per descrivere chi tu fossi e non saranno mai sufficienti.

Non un eroe, assolutamente, ma solo un ragazzo di 18 anni, con un futuro davanti a cui hanno strappato per sempre il cuore e l’amore, senza una ragione.

Sono sicuro che chi si è avvicinato a questa triste storia, ora veda in te un figlio, un fratello, un essere umano.

Ti chiedo scusa di tanto orrore e non finirò mai di farlo, per te e per quella giustizia di cui anche il nonno carabiniere ti parlava orgogliosamente da vivo.

Ora nella tua camera vicino alla tua scrivania, sono rimasti per sempre i tuoi cd, il tuo zainetto, la tua storia e tanto silenzio. Chiudo gli occhi e risento il tuo respiro ed è come una carezza per l’anima, come quando in punta di piedi per non svegliarti venivo a vederti nel tuo letto, e ogni volta ringraziando Dio per il dono di quel figlio, toccavo il cielo con un dito.

Io e la mamma abbiamo parlato con il cuore, in questi lunghi ed indescrivibili 5 anni, sopportando falsità di ogni tipo.

Due Giudici invece hanno parlato con le prove processuali e comunque vada a finire, il mondo ora sa che tu amavi la vita e che quello che ti hanno fatto è orribile e inaccettabile in una società che si voglia riconoscere come civile e democratica.

Tutti abbiamo dei figli e si spera che tornino a casa, maggior ragione se ad incontrarli sono dei tutori della sicurezza e della vita.

Ma quei 4 individui, dall’istruttoria degli atti processuali, non sono mai riuscito a vederli come poliziotti e quelle tue richieste di aiuto e di smetterla, con le 54 ferite su di te prodotte, ne sono la conferma, e per fortuna non avevi commesso reati e se stavi male quell’intervento, ai miei occhi e a quelli di chi vuol vedere, assume un aspetto ancora più grave e devastante, umanamente pensando.

Non si rompono due manganelli su una persona che sta male, la si aiuta e non la si bastona per mezz’ora.

La vita è un bene immenso, amiamola in nome di chi non c’è più. Onoriamola con altro amore per altri nostri figli, senza mai perdere di vista la giustizia e la verità o almeno quel minimo di rispetto e di dignità strappate a persone inermi, innocenti.

Le leggi ci sono, applichiamole senza tentennamenti e così forse quel silenzio in quella stanza sarà un poco più sopportabile, fino a che non ci rincontreremo.

Fino in fondo.

Un bacio al cielo.

Lino"






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